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Janana Summer Encounter 2010

COMUNICATO STAMPA

Per il 7° anno consecutivo l’Associazione Deposito Dei Segni Onlus partecipa al forum internazionale di formazione “Janana Summer Encounter “ in Libano, promosso e organizzato dall’Ong di Beirut Al Jana/Arcpa - associazione che sviluppa attività di supporto ai rifugiati palestinesi e alle collettività emarginate libanesi .

Nel meeting una quindicina di operatori internazionali - esperti di linguaggi artistici - si confronteranno con oltre un centinaio di profughi e di volontari, interessati a professionalizzarsi in ambito socio-educativo: si sperimenteranno percorsi di ricerca creativa nell’ambito delle arti performative, del dramma, della musica, del movimento corporeo, della danza, dell’olismo e degli audiovisivi.

Cam Lecce e Jörg Grünert, artisti-pedagoghi del Deposito Dei Segni Onlus, condurranno il workshop “Dire, Fare, Raccontare: Il Corpo e la Maschera”, che ha come obiettivo quello di far acquisire agli operatori metodologie e strumenti della pedagogia teatrale e della didattica artistica da sperimentare, poi, in progetti educativi all’interno dei centri socioculturali dei campi profughi e delle aree svantaggiate del territorio.

I partecipanti impareranno a modellare la creta e a realizzare calchi in gesso, apprenderanno la tecnica della cartapesta a strati per stampare maschere indossabili e saranno istruiti su specifiche  tecniche narrative per poi elaborare storie da drammatizzare con il linguaggio del corpo.

La partecipazione è patrocinata dai Comuni di Pescara e di Spoltore,  dalle Province di Pescara e Teramo, dalla Regione Abruzzo - Presidenza della Giunta Regionale e del Consiglio Regionale –, dall’Università degli Studi di Teramo - Facoltà di Scienze Politiche -, dall’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara - Facoltà di Scienze Sociali e Facoltà di Lingue e Letterature Straniere -, dall’Aicrre Abruzzo, dalla CGIL Regionale e dalle Camere del Lavoro Territoriale di Pescara e Teramo.

CENNI SULLA CONDIZIONE DEI PROFUGHI
Il Libano, nazione poco più piccola dell’Abruzzo, (ha una superficie di circa 10.400 kmq, la nostra regione 10.798 kmq)  è una terra segnata dalla guerra e dalla presenza dei rifugiati palestinesi che vivono nei campi profughi dal 1948, a seguito della forzata espulsione dalla loro terra, la Palestina. I profughi palestinesi presenti sul territorio libanese sono circa il 10% della popolazione complessiva, giunti alla 5° generazione di esuli, dislocati in 12 campi profughi (quelli ufficiali denunciati dall’Unrwa, agenzia dell’Onu che si occupa  dei rifugiati palestinesi), carenti di infrastrutture socio-culturali e servizi di prima necessità: asili nido, scuole, centri di socializzazione, ambulatori sanitari, strutture abitative, condutture idriche, elettriche, sistema fognario, etc. Oltre 400.000 profughi palestinesi registrati sono stati  e sono soggetti a leggi e regolamenti discriminatori, che negano il diritto di ereditare proprietà, di lavorare nell'ambito di circa 70 professioni . Per legge i profughi palestinesi non possono esercitare, fuori dai campi, 72 professioni e mestieri. Neanche durante la guerra 2006 il governo libanese ha acconsentito che i palestinesi esercitassero i mestieri a loro proibiti.  La privazione del diritto al lavoro è la maggior causa di povertà. La disoccupazione fra i profughi è all’80%. Per ottenere un impiego salariato occorre avere il permesso di lavoro e dopo il 1982 ben pochi permessi sono stati rilasciati ai palestinesi.
Nel giugno 2005 il ministro per il lavoro Trad Haurade ha emanato un de-creto che poi non è stato tramutato in legge per cercare di metter mano al diritto al lavoro negato. Ha ridotto solo il numero delle professioni proibite, non ha tolto il divieto ai laureati di professare, rimane l’obbligo di avere il permesso di lavoro per ottenere il lavoro salariato. Da notare che chi ottiene un lavoro salariato ha le trattennute di legge per la previdenza anche se poi, in quanto palestinese, non ne può usufruire.
Nei campi la soglia di povertà si attesta mediamente intorno al 65%  e gran parte dei profughi vivono in condizioni di sovraffollamento aggravando ulteriormente la persistente condizione di disoccupazione con una conclamata sindrome da ospedalizzazione. Le famiglie richiedono un continuo supporto per garantire la scolarizzazione dei bambini e prevenire il disagio psico-sociale dell’infanzia e dei giovani. La condizione femminile è fortemente vessata e a rischio di violenza di genere, tra miseria, mancanza di diritti indispensabili e disoccupazione. va ricordato che  nel 2007 oltre 21.000 profughi palestinesi, sono stati costretti a fuggire dal campo profughi di Nahr al-Bared, nei pressi di Tripoli nord Libano, durante una battaglia di 15 giorni tra l'esercito libanese e i combattenti appartenenti al gruppo armato Fatah al-Islam, rimasti successivamente sfollati a causa della devastazione e dei ritardi nella ricostruzione. Solo 4450 profughi sono riusciti a farvi ritorno. Inoltre la complessa storia del Libano, tra post colonizzazione, guerra civile, aggressioni e invasioni da parte di altre nazioni, assetto istituzionale fortemente marcato dai confessionalismi, rendono molto complicato il dialogo tra le varie comunità presenti sul territorio.

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