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Blog | Deposito dei Segni

GAZA

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GAZA environment
Liberamente tratto da “Restiamo Umani” di Vittorio Arrigoni[1], da “Versi” di Ibrahim Nasrallah[2], e dalla poesia “Gaza” di Sami Al Qasim[3]. Di e con Cam Lecce e Jörg Grünert, musiche originali composte ed eseguite da Luigi Morleo e Michelangelo del Conte. Traduzione italiana delle liriche a cura di Wasim Dahmash[4]. Produzione Deposito Dei Segni Onlus in collaborazione con ISM-Italia.
GAZA si riferisce all’assedio subito dalla popolazione palestinese di Gaza, tra il 27 dicembre 2008 e il 18 gennaio 2009, alle terribili giornate di morte e distruzione subite dai gazawi ad opera dalle forze militari aeree e di terra israeliane con l’operazione “Piombo Fuso”.
Nella scrittura drammaturgica la cronaca dei fatti, - descritta nel libro "Restiamo Umani", di Vittorio Arrigoni, che insieme con pochi altri attivisti internazionali dell’ISM fu testimone oculare dei bombardamenti e delle morti civili - prende corpo restituendoci dettagli e particolari degli accadimenti attraverso emozioni ed intimità di sentimenti descritti con maestria nelle poesie di Ibrahim Nasrallah, che in “Versi” dipinge i paesaggi interiori da cui traspaiono tempestose e crudeli le offese subite dai palestinesi sotto assedio ed occupazione. La temperie emotiva della narrazione è annunciata dalla evocazione poetica di Sami Al Qasim che epicamente richiama la città di Gaza. 
Nota:
La performance potrebbe essere l’atto di ricordare o di denunciare, provocazione o epitaffio dell’operazione “Piombo Fuso”, potrebbe essere l’atto dedicato a tutte le vittime di massacri. Il fatto è che questo eccidio è veramente accaduto nel nostro presente, dunque è una soglia invalicabile, non è storia del passato sulla quale, appunto, non abbiamo più possibilità di intervento, e di cui ci serviamo per monito e riflessione e quindi rappresentazione. Dal nostro punto di vista si cammina sulla lama del rasoio ad immettersi in un tentativo di nominare e agire l’innominabile dell’orrore presente in una rappresentazione, poiché il rischio che si corre è di strumentalizzazione per trarne profitto, poiché di diritto toccherebbe solo ai testimoni urlare e denunciare le atrocità subite, testimoni, che per l’etica del lutto e della mancata azione collettiva umana internazionale a fermare l’eccidio, non hanno voce, mentre a tutti gli altri compete l’ascolto con il dovere di trarre conseguenze nel proprio agire. Troppo spesso partecipiamo ormai alla spettacolarizzazione di eventi che hanno come tema o sfondo l’orrore dei nostri tempi e quindi il rischio è che ad un pubblico di buona volontà viene venduto con clangore straziante un sostituto di ciò che era la tragedia greca nel panorama dello spettacolo, cioè una nuova mitologia nel miglior dei casi, e nel peggiore una estetizzazione della politica, il fascismo che rappresenta la distruzione dell’umanità come piacere estetico di primo ordine con gusto, come asseriva Walter Benjamin. 
Come distinguersi?
Non solo lavoriamo, - da quando abbiamo creato l’ambientazione di “SON...ora” (performance che affronta il massacro del campo profughi di Sabra e Shatila del 1982, la cui testualità si basa sulla testimonianza oculare di Jean Genet descritta in “Quattro ore a Shatila”) - in profondità sul tema della oppressione dei palestinesi, ma lavoriamo anche direttamente con i profughi palestinesi e in questo senso siamo diretti testimoni coinvolti nella loro sorte. Nelle nostre drammaturgie tentiamo di lavorare direttamente sui nostri corpi come scheletro emotivo di chi subisce storia, e non a rappresentare una imitazione di accadimenti, tentiamo di rappresentare una partecipazione a ciò che accade e/o è accaduto, con moti interiori in relazione e in riflesso, per cui lo spettatore non partecipa a una narrazione dell’orrore ma al movimento, ai sentimenti, ad una temperie, alla riflessione e alla sofferenza di chi agisce in scena confrontandosi con l’orrore per scelta e necessità.
Jörg Grünert.
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[1] Vittorio Arrigoni (1975-2011) è stato reporter, scrittore e attivista italiano dell’ISM. Durante l’attacco alla Striscia di Gaza, pubblicò in tempo reale sul suo blog Guerrilla Radio notizie dalla Striscia di Gaza (testimonianze che furono pubblicate giornalmente anche sulla testata giornalistica del Manifesto) dando modo di informare il mondo sulla reale sciagura che una inerme popolazione civile stava brutalmente subendo.
[2] Ibrahim Nasrallah, (1954), poeta, scrittore.
[3] Samih al Qasim, (1939), poeta.
[4] Wasim Dahmash,docente di Lingua e Letteratura Araba, Facoltà di Lingue e Letterature Straniere Università degli Studi di Cagliari.
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GAZA è stato rappresentatato:
Roma - 14/15 aprile 2012, Casa delle Culture
Ivrea - 24 marzo 2012, Sala S. Marta
Torino - 22 marzo 2012, Officine CAOS

 

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